Due mesi e poi, Rebecca salta!

Ok, devo incominciare a prepararmi mentalmente. Tra due mesi esatti (due mesi!) la Rebecca inizierà il nido! Anche se come ho detto alle maestre finché non la vedo entrare in quella porticina, circondata da altri bambini, non ci crederò.

Già lo scorso anno Rebecca era iscritta al nido, avevamo fatto il colloquio, conosciuto la sua educatrice, preparato bavagline e corredo, e poi, ci siamo sparati tre mesi in ospedale. Quindi quest’anno, vuoi per scaramanzia, vuoi per contenere una felicità disarmante, cerco di celare l’emozione e l’ansia dell’attesa.

Parto prevenuta, quel giorno, dovrò portarmi dietro almeno una decina di confezioni famiglia di kleenex, so già che dovrò mantenere la calma per l’emozione, ma so già che falliró terribilmente ed inonderò bambini, genitori e maestre di lacrime. Che obiettivamente chi non si commuoverebbe? Se fosse realmente successo lo scorso anno sarei stata un disastro assurdo, figuriamoci dopo l’ultima “avventura” passata. Rebecca e il papà faranno finta di non conoscermi… “Mamma, mamma chi? No no, mica la conosco quella.. “. Ma sono sicura che sarà certamente una bella avventura, il nostro primo e dolce distacco.

Lo so, che sentirsi dire che una bambina di tre anni vada al nido e non all’asilo possa risultare strano. Però bisogna partire dal principio che ogni bambino ha la sua storia e avere fretta di vederli crescere sia la cosa più sbagliata. Abbiamo deciso di iscriverla ancora al nido nel momento in cui ci siamo immaginati Rebecca in una classe di quasi trenta bambini, di cui alcuni di cinque anni, con il loro bagaglio di esperienze e vita. Il caos, la frenesia, la rapidità. Ma era quello di cui Rebecca aveva davvero bisogno? Allora ci siamo fermati e abbiamo ragionato che forse Rebecca avesse invece bisogno di quell’anno di crescita in più. Un anno di scoperte lente, di giochi esplorativi, di conoscenza di sé, un anno di tranquillità. E allora appoggiati dalle maestre, dalla coordinatrice e dai medici, abbiamo deciso di iscriverla al nido.

Per quanto poi possa sembrare semplice, per lei sarà un salto. Come quando si prende la mano ai bambini e per scendere da un gradino, li si fa saltare. Me lo immagino così. Non sono spaventata, ma sono emozionata per quell’indipendenza che acquisterà, per le nuove capacità, nuove competenze e nuove nozioni che imparerà. Poi lei adora gli altri bambini, e ne farà tesoro.

Non abbiamo scelto un nido super ricercato, modernissimo e dove si parli solo inglese. Abbiamo scelto il classico nido del paesello. Mi ricorda l’asilo di quando ero bambina io. Accogliente, caldo, umano. Con la cuoca che ti sorride quando arrivi, il profumo del cibo appena preparato, le maestre calme e un ambiente rilassato dove essere bambini. Dove con quei compagni crescerà per una vita.

Dallo scorso anno ci è sempre stato chiesto dove l’avremmo iscritta. Per noi era ovvio. Abitiamo in un paesello in Brianza, non abbiamo intenzione di spostarci e ci sembrava logico far crescere Rebecca insieme a quei bambini con cui passerà tutta la sua infanzia. Ormai già la conoscono, lei è la Rebecca, quella che prima aveva gli occhioni e poi gli occhialini rossi, quella che “lei è così perché lei è così”. Andrà a scuola con gli stessi bambini con cui gioca al parco, quelli che ritroverà alle feste di paese e che l’aiuteranno quando non ce la farà, quelli che la sosterranno e faranno il tifo per lei.

La novità rispetto lo scorso anno sarà che non si tratterà più di micronido, ma di nido, quindi più bambini (se non sbaglio 13). Lei si sarà la più grande e sono sicura che non sarà un aspetto svantaggioso perché anche imparare ad interagire con bambini piccoli, rappresenterà comunque una nuova abilità. Rebecca avrà un’educatrice per tutto il tempo che starà a scuola, e per il momento, dato che ancora io non lavoro, farà part-time, il che vuol dire che dopo la pappa tornerà a casa. Un aspetto di cui abbiamo parlato con le maestre è quello che Rebecca non venga trattata diversamente dagli altri bambini, ma che sia come tutti gli altri, educatrice o no.

Sono curiosa ad impaziente, di poterla accompagnare la mattina, vedere come andrà l’inserimento, andarla a prendere dopo pranzo. Un nuovo inizio per tutte e due. E sono curiosa di vedere come sarà, dopo tre anni, a riavere qualche ora per me, d’indipendenza da Rebecca.

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4 thoughts on “Due mesi e poi, Rebecca salta!”

  1. MA che bello Erika!!
    vedrai che sarà un’esperienza ricca e bella per la Rebecca!
    anche noi nido di quartiere, per fortuna quello più vicino a casa!
    Viola è felicissima di andare (l’abbiamo iscritta anche per questo mese di luglio!) e ogni sera ci stupisce con cose/parole nuove che impara il giorno!
    In bocca al lupo a voi, allora!!! ♥

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  2. Ho pianto dall inizio alla fine di questo post. I miei piccoli gemellini hanno iniziato il nido proprio ad aprile quindi conosco le emozioni di cui parli ma le ho immaginate con il tuo cuore e mi sono commossa ancora di più. Sarà bellissimo Erika credimi…lei inizierà ad avere un mondo tutto suo di cui noi mamme non saremo più simbiotica parte ma che sarà bello entrarci quando i nostri figli ce ne renderanno partecipi. Apri le ali ora Rebecca e inziia il tuo volo sotto semore le ali della tua mamma.

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  3. Erika, il tuo modo di raccontare la Rebecca mi emoziona sempre! Siete due genitori fantastici, vedrai che Rebecca saprà inserirsi benissimo, e tu anche se all’inizio piangerai(io l’ho fatto) potrai assaporare qualche ora tutta per te!! In bocca al lupo😘

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