Camper, o camper.

Piccola, breve, ma necessaria introduzione. I miei genitori comprarono il camper quando ancora se ne vedevano forse due o tre nelle località turistiche, e per lo più avevano targhe di altri paesi europei. Io andavo alle elementari (forse terza elementare), e da lì abbiamo incominciato a girare l’Europa (prima avevamo il carrello a tenda).. Francia, Portogallo, Belgio, Danimarca… E via così. Estate o inverno. Era una figata, lo adoravo e non vedevo l’ora di partire. Svegliarsi in un posto è dormire in un altro. Credetemi è bellissimo.

Ecco, questo serve a farvi capire che ho il mio bagaglio di esperienze, so cosa vuol dire e l’ho vissuto da bambina, adolescente, adulta e anche con il mio compagno. Mi piace un sacco. Hai quella libertà che nessun’altra vacanza riesce a darti (e ogni tanto anche qualche bella faticaccia diciamocelo).

Detto questo, vi racconto del nostro primo weekend in montagna col camper con la Rebecca. Non riesco a non anticiparvelo. UN COMPLETO DISASTRO. Si, avete letto bene, un completo disastro.

Siamo partiti, dopo nemmeno mezz’ora di strada Rebecca ha incominciato a dar di matto.. Il caldo (non c’è aria condizionata in camper e se fa troppo caldo Rebecca accusa il colpo)? Il sonno? Niente, immaginatevi quasi quattro ore di pianti con una mezz’ora di pausa per un microriposino. Già provati, arriviamo all’area di sosta e cerchiamo un posto vicino ai prati confinanti, così che potesse correre e giocare. Tentiamo di darle la merenda con scarso successo. E incominciano, giù dal camper, su nel camper, giù dal camper, su nel camper. Senza poterla mollare perché lei non riesce a farlo da sola. Allora spazientiti perché poi non sapeva cosa fare (i giochi non le andavano bene, i libri nemmeno, i pennarelli men che meno), prendiamo le bici e andiamo al primo parco giochi. Troviamo un fantastico castello, enorme castello, che ovviamente lei non riusciva a farlo da sola.. Quindi su e giù dal castello (ma chi si annoia con la Rebecca?!). Finalmente si diverte e cosa succede? Tac. Piove… Prendiamo una birretta per vedere se smette e nel frattempo è un susseguirsi di “Mamma, papàaaa” e di “Rebecca ma vai da sola, noi siamo qui”. Niente da fare. Piccolo stop dalla pioggia, prendiamo le bici e andiamo in camper. Nel frattempo riprende a piovere e ci dobbiamo chiudere dentro con relativa invasione di formiche e mosche. Da qui inizia il delirio. Non poteva scendere, lanciava i giochi, non voleva mangiare, e nel mentre che io ci tentavo, dato che occupavo il corridoio non potevamo fare da mangiare per noi. Rinunciamo con lei e cerco di preparare dei Quattro salti in padella (che ho poi lasciato crudi) tentando di intrattenerla in 2metri quadri. Ormai lei era nervosa come pochi. Vuoi la stanchezza, la novità, la fame… Non la tenevamo più. Che poi finché impazzisce è piange disperata a casa, si può semplicemente cambiare stanza. In camper no, non hai scampo. Mangiamo quindi qualcosa in fretta e furia e usciamo poi a fare due passi e a bere un caffè per vedere se si distrae un po’…

Tornati in camper arriva il bello. Bisogna preparare il letto per me e lei. Eh eh. [Nota per amici camperisti. È un camper da quattro posti, con gavone e letto dietro. Quindi il nostro letto era la dinette davanti.] per poterlo aprire e “lottare” dobbiamo far lavorare il papà, quindi io mi trovo segregata in 50cm2 con la Rebecca impazzita che nel mentre tentava di andare a saltare sul letto. Riesco a bloccarla, metterle il pigiama e un pannolino pulito, bloccata in uno spazio minuscolo, con una decina di mosche che mi ronzavano intorno. Adesso devo farla dormire. Uno dei momenti più temuti, se contate che a casa passo mezz’ora a camminare con lei in braccio o sull’amaca in balcone. Ma come avrei fatto in camper? Un po’ a piangere disperata a letto un po’ io seduta con le gambe sul cambio a cercare di dondolarla.. Finalmente sfinita ad un certo punto crolla. Ma forse quella più sfinita ero io. E sapete cosa faccio con la complicità del papà? Prendo il telefono e prenoto un appartamento.

Si, la mattina seguente abbiamo fatto i bagagli e siamo partiti alla volta di un appartamento, con spazio per la Rebecca e per noi. E da qui la nostra vacanza ha preso un altro ritmo. D’altronde se uno non è portato per il camper, non lo è. Rebecca ha bisogno di muoversi, dei suoi spazi e ancora non capisce la bellezza dello spirito avventuriero che lo circonda. Fatto sta che non lo voglio più vedere fino al decimo compleanno della Rebecca.

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